OLTRE LA SPONDA

Vincitore del Primo Premio all'edizione 2020 del Concorso Letterario  "Mettiti al mio posto! Le tue parole contro la violenza" indetto dall'Associazione MU.S.E.  di Chieri (TO),  per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

La mia mamma è proprio simpatica: si nasconde dietro la sponda del mio lettino poi si sporge su di me e mi dice: «Bubusèttete!».

E io mi faccio un sacco di risate.

Certe volte però non mi capisce proprio. Quando la chiamo perché mi sento solo e voglio che stia con me, lei si affaccia sul mio lettino e mi chiede: «Perché piangi?».

E io penso: “Come perché piango? Ma te lo sto dicendo!”.

Altre volte lei mi mette giù e fa girare la giostrina con gli aeroplanini colorati appesa sul lettino, che grazie a lei ho già imparato tutti i colori, anche se non so ancora parlare: c’è l’aereo rosso, quello bianco, poi il verde, il marrone e il blu. Solo che dopo un po' che guardo gli aerei mi gira la testa e allora le chiedo di fermarli, lei arriva di corsa, si affaccia sopra di me e mi chiede: «Perché piangi? Hai fame? Hai fatto la pipì?».

E io penso: “Qui non ci siamo proprio: non ho fatto la pipì, ma se non fermi la giostra vomito!”. Allora tiro dei calci fortissimi, così lei mi prende in braccio, che ci sto proprio tutto nelle sue mani, e mi passa la nausea.

Ci sono delle notti che per farmi capire devo piangere per un sacco di tempo. Ma non importa perché lei è la mia mamma, ed è bellissima: ha i capelli marroni, come l’aereo con le ali a punta e gli occhi verdi, come quello con due motori.

Comunque penso che sia normale non capirsi: nemmeno i grandi, che sanno parlare, si capiscono subito tra loro. Infatti ogni tanto sento la mamma che piange forte, come faccio io quando mi prude la schiena e lei mi massaggia la pancia, e sento papà che tira dei colpi fortissimi non so dove, però fanno lo stesso rumore che fanno i miei piedi sul cuscino del lettino, quando scalcio perché mi sono stufato di fissare il soffitto e voglio stare in braccio.

Insomma forse la mamma non riesce a spiegarsi bene con papà, o forse viceversa, non lo so, però dopo lei cambia un pochino: magari ha le labbra più rosse, come l’aereo con tre ali, oppure ha del blu intorno agli occhi. Io non mi spavento perché lo so che è lei, mi prende in braccio, mi accarezza. Io allora le parlo un po', lei mi risponde, sempre un po' a casaccio, devo essere sincero, però è bellissimo lo stesso perché ci scambiamo un sacco di sorrisi.

Stasera è stata un’altra di quelle sere che i grandi non si capivano. Ho sentito papà che alzava la voce e poi mamma fare lo stesso. Alla fine urlavano tutti e due come faccio io quando ho l’aria nella pancia che non se vuole andare e mi punge dentro. Ho sentito papà che rompeva delle cose e la mamma che gli diceva di smetterla poi ho sentito i colpi di papà su qualche cuscino e la mamma che urlava e piangeva. Di solito finisce tutto lì. Invece papà ha continuato a tirare colpi fortissimi contro quel cuscino. La mamma deve essere molto affezionata a quel cuscino perché non smetteva di piangere.

Dopo un po' ho sentito la porta della mia camera aprirsi e poi un rumore di passi lenti. Ad un tratto la mamma si è sporta su di me. Era lei ma un po' diversa, aveva il naso grosso, e la bocca rossissima. Io lo sapevo già che mi avrebbe detto: “Bubusèttete!”. E ho iniziato a ridere, perché quando fa così proprio non riesco a trattenermi. Invece questa volta non ha detto nulla, mi ha solo guardato con i suoi bellissimi occhi verdi. Ho visto la mano di papà toccarle la testa, lei ha fatto un verso e si è tirata indietro, oltre la sponda del lettino. Papà ha ricominciato con i colpi sul cuscino e la mamma ha ripreso a piangere, lui aveva una voce strana, forse è per quello che non si capivano stasera. Dopo un po' la mamma si è riaffacciata su di me, ma non sembrava più lei, era un’ombra nera con gli occhi bianchi e con tutti i capelli che che cadevano su di me. Mi è sembrato brutto, anche perché si è tirata subito via, e papà ha ricominciato con il suo cuscino. L’ombra nera della mamma è ricomparsa per un attimo sul mio lettino, meno male che solo per un attimo perché faceva davvero paura. Infatti papà l’ha tirata via. Ho sentito altri colpi sul cuscino. Poi la porta si è richiusa. Io non capivo cosa fosse successo e me ne stavo lì a guardare gli aeroplanini dondolare sopra di me.

Ad un tratto la mano della mamma si è aggrappata alla sponda del mio lettino. Io la guardavo, e già pregustavo le risate che mi sarei fatto quando mi avrebbe detto “bubusèttete”.

Invece la mano è rimasta li. Io ho continuato ad aspettare che lei si affacciasse sopra di me però non succedeva nulla.

All’inizio la mano della mamma era rossa rossa, poi è cambiata ed è diventata blu, adesso è tutta bianca.

Mi chiedo quanto ancora vorrà aspettare a fare il suo gioco, perché adesso non è più divertente, anzi io non ho più voglia di giocare. Ho fame e ho sonno. Glielo sto dicendo da un bel po' di tempo, ho anche iniziato a battere i piedi sul materasso per farmi sentire, ma credo che stasera la mamma non capisca nemmeno me.